
Giovedì scorso la sezione pesarese di Marche a Rifiuti Zero ha incontrato gli alunni delle classi prime della scuola secondaria inferiore dell’I.C. di Montelabbate. Siamo partiti dalla domanda “in natura si producono rifiuti?” I ragazzi hanno risposto correttamente di no. Per contro l’uomo ne produce e quanti di rifiuti!
Conoscevano il processo di riciclo della carta, studiato in educazione tecnica, allora abbiamo parlato del riciclo, classificato al terzo posto nella gerarchia dei rifiuti. Insieme abbiamo capito il perché di questa posizione: sono necessarie energia, acqua per ogni processo di riciclo, questi processi generano gas serra. Per questo riparare e riutilizzare è più importante di riciclare e prima ancora lo è ridurre. Allora abbiamo cercato gli oggetti inutili, di cui possiamo fare a meno senza alcuna rinuncia: ad esempio i palloncini di plastica, le cannucce ma anche gli imballaggi, che paghiamo nel prezzo del prodotto che acquistiamo e paradossalmente possono costare ancor più del bene che contengono.
I ragazzi hanno pescato a turno un rifiuto da un sacco nero e poi hanno proposto delle idee per non produrre più quel rifiuto. Ecco alcuni esempi: per evitare la vaschetta del gelato andare a comprare il gelato sfuso, il cono, oppure dotarsi di un contenitore in cui riporre il gelato da portare a casa, avere un contenitore riutilizzabile dove mettere la merenda sfusa, bere l’acqua del rubinetto da conservare in una borraccia.
Nel sacchetto nero c’erano tanti imballaggi, la maggioranza in plastica, allora abbiamo analizzato le etichette, imparato a distinguere la classificazione delle tipologie di plastica riciclabili, ossia gli imballaggi. Triste scoperta è che tanti tipi di plastica non sono riciclabili: cosmetici, oggetti per la pulizia di casa come scope palette, tubi. Ma tante persone non conoscono la classificazione, buttano tutto ciò che hanno di plastica nel cassone giallo e questo abbassa la qualità della raccolta che per questo finisce in discarica anziché ad un impianto di riciclo. La plastica è una questione perché oltretutto ne viene prodotta sempre più, quella riciclata fatica a stare sul mercato perché la plastica vergine in Italia costa meno e, dulcis in fundo, la plastica genera microplastiche, i ragazzi lo sapevano già.
Per tirarci su di morale abbiamo poi parlato dell’organico, che può degradarsi fino a diventare terra nell’arco di uno o due anni al massimo. Gli scarti organici per trasformarsi in humus hanno solo bisogno di un luogo dove stare, non cementato o asfaltato, non serve nessun intervento da parte dell’uomo se non seguire delle semplici regole. Ce le hanno spiegate i ragazzi, che nella scuola primaria avevano un orto ed una compostiera, ricordavano con piacere questa esperienza. Purtroppo in classe non c’era un raccoglitore dell’organico, gli alunni buttano le bucce di frutta nel bidone nell’indifferenziato, come tanti cittadini purtroppo, poi gli scarti organici in discarica generano un liquido velenoso, il percolato. Altroché terriccio! Il tempo trascorso in ogni classe è volato, come sempre, infatti gli alunni di questo istituto comprensivo, molti dei quali avevamo incontrato durante l’inverno, si sono rivelati interessati, perspicaci, desiderosi di imparare, siamo perciò davvero felici di incontrarli ancora nel prossimo anno scolastico.
Un grazie speciale alla scuola, al dirigente scolastico e a tutto il corpo docente per l’impegno nell’insegnare ai ragazzi come vivere in modo sostenibile e per l’accoglienza che ci hanno riservato!
